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Trend of my Fall: Sua maestà il cappotto

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Trend of MyFall (SpecialeAnfibi)

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#trend2020: Sicuri di avere stile ?

#trend2020: Sicuri di avere stile ?

Cerco sempre di distaccarmi dai soliti articoli sui Trend SpringSummer o dalle liste sui pezzi #musthave della stagione. Infatti, in questo articolo voglio proprio spiegarvi la differenza tra gli stili attraverso dei MoodBoard.

Cosa differenzia uno stile dall’altro? Il mio stile è ricercato ? Faccio moda?

Per rispondere a queste domande, vi faccio una domanda io.

Guardate attentamente la foto qui sotto:

  • Cosa mettereste? Quando lo mettereste?
  • Quanti brand indossa?
  • Che tipologia di stile è? Che messaggio manda?
  • La palette dei colori che indossa è adatta al suo incarnato?

Vi darò la mia versione alla fine dell’articolo🤪

Ora, iniziamo con il post vero e proprio! I MoodBoard, sopra citati, sono dei collage di immagini che rimandano ad un concetto chiave o ad una sensazione che a parole è impossibile spiegare. Le foto possono essere di vario genere e vengono scelte proprio da voi, con l’obbiettivo di avvicinare lo spettatore al vostro pensiero.

Qui di seguito, ho costruito dei “collage” di accessori che dovranno essere presenti nei vostri outfit:

SUNGLASSES

Tartarugati o plasticati, corti in altezza e perdipiù allungati ai lati. Sembra che le montature fini dell’anno scorso siano state completamente dimenticate;

HATS

Di paglia, a forma allungata sulla visiera ma molto geometrici ed allo stesso tempo fatti con un materiale morbido;

SHOES

Quest’anno le adoro! Altezza del tacco non sopra i 7cm, stringate per essere allacciate alla caviglia o al pantalone. Abbinate a borse con frame completamente diversi oppure colori nude e molto femminili. Punta mozzata se sandali o appuntita se sabot;

BELTED BAG

Non il solito marsupio, ma delle cinture con piccole tasche aggiungibili e componibili

Vi piacciono? A me moltissimo! Ma questi accessori trend NON BASTANO A CREARE UNO STILE FASHION.

Lo stile riconoscibile con personalità e carattere deve essere supportato da linee e colori ben precisi. Non basta un logo, è un insieme di dettagli e di originalità!

Ecco a voi altri moodboard, realizzati in un modo più approfondito, riguardanti il messaggio che uno stile deve esplicitamente inviare al mittente:

Stile Vintage

Toni caldi, colori intervallati da pitture metalliche ed a volta esotiche. Se si scegliesse uno stile di arredamento, sarebbe avvolgente e pieno di dettagli.

Brands: Gucci, Brunello, Versace, DeG e Louis Vuitton

Stile Minimal

Nessun tono, colori neutri. Geometria priva di sensazioni ma con una spiccata personalità.

Brands: Bottega Veneta, Jil Sander, Balenciaga e Saint Laurent

Mix

Toni estivi ma con una connotazione più basica ed a volte più fredda. I dettagli dorati vengono mantenuti per una nota di lucentezza ma le linee rimangono geometriche. Più sentimento ma non troppo accentuato.

Brands: Dior, Hermés, Alberta Ferretti e Jaquemus

Sono sicura che adesso avete notato la differenza! Sapete riconoscere un vero stile alla moda da uno di poco impatto e commerciale.

Infatti, la ragazza della prima foto è il concreto esempio di un outfit pieno di griffe e di loghi ma povero di personalità e sensazioni.

Mettere insieme accessori icona con dei jeans boy-friend e una t shirt bianca può essere un outfit vincente, ma non ricercato e sicuramente BANALE !

Mettevi in testa che il commerciale non è sempre trend

La massa non è personalità

LO STILE È UNICITÀ ❤️

Seguimi su Instagram @_nikyniky_ per ulteriori consigli

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#ecofriendly: Solo fino ad un certo punto?

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Sto per parlare di uno degli argomenti più in discussione del momento.

Questa sostenibilità tanto criticata da una parte o adorata dall’altra, ormai è la direzione in cui si stanno muovendo tutte le industrie al mondo.

Che ci crediate o meno, il nostro pianeta ha bisogno di aiuto e siamo stati noi a ridurlo in questo stato.

Sento continuamente affermazioni provocatorie sulle catastrofi mondiali di questo periodo e mi rendo conto che anche in questo campo la disinformazione regna sovrana ( di certo, non sarò di certo io la scintilla che farà svegliare il cervello di queste persone).

D’altro canto, vorrei farvi partecipi delle mie considerazioni in merito, dividendo, come sono solita fare, l’articolo in varie categorie.

Millennials

I millennials, sono i ragazzini appartenenti alle nuove generazioni, sono cresciuti con il cellulare in mano e con internet a portata di click, ma a differenza di come potrebbero pensarla molti di noi, loro sono molto sensibili all’argomento della sostenibilità.

In tantissime interviste loro sostengono il pianeta, il riciclaggio e fanno presente che preferirebbero comprare un capo d’abbigliamento ecosostenibile qualora ci fosse una scelta da prendere.

Per loro, vestirsi con capi riciclati è il trend del momento.

Prendiamo esempio dai più piccoli per una volta ☺️

Brands

Ogni marchio che si rispetti sta prendendo seri provvedimenti sul risparmio delle risorse naturali: partendo dagli ettolitri d’acqua che servono per colorare i denim, ai pesticidi usati sulle piante del cotone, sul riciclaggio dei tessuti, sulla scelta dei materiali biologici.

Infatti, stanno spuntando tantissime associazioni no profit che si prefissano di controllare l’operato dei BIGBRANDS dell’alta moda come la GLOBAL RECYCLED STANDARD.

Ricordo però, che la scelta più sostenibile per noi appassionati del trend del momento è saper riutilizzare i capi d’abbigliamento e non comprarne di nuovi ( seppur questi siano ecosostenibili)

Certificazioni

Se qualche anno fa non esisteva nessun ente di rilievo che effettivamente monitorasse la qualità dei materiali e la salute dei lavoratori, oggigiorno esistono tantissime certificazioni che ci aiutano a scoprire se il capo d’abbigliamento è stato prodotto in modo etico ed ecosostenibile.

Bci:

Better cotton initiative,

Cotone biologico prodotto da lavoratori in condizioni ottimali cresciuto senza uso di pesticidi

Gots:

cotone organico di origine europea

New merino: Lana etica

Tencell:

lyocell prodotto dalla corteccia di eucalipto biologico.

EIM:

consulenza ambientale e riciclaggio dei prodotti

Cercate alcune di queste sigle sull’etichetta 🤙🏽

La nostra casa

Non sono una di quelle ragazze che vive “on the road” ma ho viaggiato abbastanza per capire che questo mondo sta cambiando.

In ogni mia avventura, ho imparato a rendermi conto della fortuna che abbiamo a vivere sul pianeta Terra.

Tutti i tramonti sull’oceano, il profumo della pioggia sulle liane della giungla, lo specchio del monte Fuji sul lago, i bagni nella sabbia lavica e tutte le esperienze che ancora voglio vivere,

sono la ragione per cui ho scritto questo post e per cui credo in questo progetto.

La famosa spiaggia di Komodo è stata chiusa al pubblico perché i turisti si sono divertiti a disperdere i loro rifiuti inquinando questo paradiso. Sapete che solo il 30% di una bottiglia d’acqua può essere riciclata ?!

Credo proprio di no.

Sono morti più di 8 milioni di animali nell’incendio in Australia e nelle Filippine ci si sta preparando ad un nuovo Tsunami.

Siamo noi che stiamo distruggendo questo pianeta e poi siamo gli stessi che paghiamo centinaia di euro in più per una camera con vista sul mare 😅

Pazzesco vero?

Impariamo ad essere più civilizzati nella quotidianità:

Spegniamo le luci, separiamo la carta dalla plastica, diminuiamo gli sprechi d’acqua e facciamo tutte le cose che ci hanno ripetuto milioni di volte. SVEGLIAMOCI!

E chiudo con dei versi di una canzone che adoro di Negramaro:

“Meraviglioso

Ma guarda intorno a te

Che doni ti hanno fatto

Ti hanno inventato il mare

Tu dici non ho niente

Ti sembra niente il sole?

La vita

L’amore “

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DUBLIN VS LONDON: quello che non dici

DUBLIN VS LONDON: quello che non dici

Volevo avvisare tutti i lettori che questo non sarà un articolo come gli altri.

Non conterrà chissà quale consiglio di viaggio o di outfit in particolare, ma solo delle mie sensazioni e considerazioni sulla diversità tra Dublino e Londra: due città che mi hanno regalato forti emozioni.

Avendo vissuto per un periodo di tempo abbastanza lungo a Londra mi sono accorta di molte abitudini dei “cittadini del nord” che si possono benissimo attribuire a quelli che abitano in altri paesi, altre no.

Iniziamo con quella più piccante: Il Pudore

Al rientro di un sabato sera dalla discoteca potete aspettarvi qualsiasi cosa! Pensatela come uno Zoo dove sono state aperte le gabbie. Scusate la similitudine ma non sto scherzando, purtroppo.

La concezione che si può avere di amor proprio e pudore, sia a Londra ma sopratutto a Dublino, viene completamente ribaltata.

Le ragazze indossano vestiti che lasciano intravvedere ogni tipo di curva e non è strano vederle pomiciare con 3/4 ragazzi dello stesso gruppo di amici.

Ci si abbraccia, ci si bacia e ci si tocca ma “non vuol dire niente”, anzi è solo l’antipasto della serata. La cosa che mi ha scioccato di più, è stata il camminare a piedi nudi per l’asfalto o qualsivoglia fast food alle 4 di notte noncuranti delle miliardi di verruche e funghi che potrebbero attaccarsi ai loro piedi, ubriache.

Ok, la smetto. Ho reso l’idea senza scendere nel dettaglio!

Parliamo adesso, mi un aspetto positivo di Dublino rispetto a Londra: Il razzismo.

Durante la mia permanenza in Inghilterra ho notato molto razzismo tra i Londinesi ed il resto del mondo. Sembrava che disdegnassero ogni persona che non fosse nata nella capitale.

Non importava da dove arrivassi o quale fosse la tua storia, tu eri tagliato fuori dalla cerchia dei “prescelti” e non valevi niente. Qualche ragazzo ci provava in discoteca con la speranza di portarti a letto e lasciarti la notte stessa, ma niente di più.

A Dublino, l’atmosfera cambia radicalmente in senso positivo. Infatti, si possono fare molte amicizie e tutti quanti sono pronti ad aiutarti!

Si beve e si scherza insieme, si balla e si canta. Il livello di razzismo è molto più basso che in Italia ed in altri paesi, tant’è che quando capivano che ero italiana provavano LORO a parlare la mia lingua pur essendo nella loro città.

Proprio con questo discorso, volevo collegarmi al punto successivo del mio articolo, ossia: Nightlife.

La chiusura mentale dei londinesi si riflette anche sulla vita notturna. Infatti, alle 23:00 ogni pub o birreria che si rispetti chiudeva i battenti ed i ristoranti alle 21:30/22:00 li seguivano a ruota. Rimanevano aperti solo i club, ossia i locali dove il 90% degli ospiti entravano agghindati dalla testa ai piedi per ballare fino alle 2 di notte.

Italia e Irlanda funzionano più meno nella stessa maniera: si beve e si mangia in compagnia e non importa l’orario.

Per quanto riguarda il tempo ed il cibo, non mi dilungo molto anche poiché la loro fama li precede: La birra costa meno dell’acqua, stracuociono la carne, mettono molte salse ecc ecc..

Ultimo punto: Pulizia.

Come ben si sa, le case dei nostri amici nordici non vengono più di tanto pulite e disinfettate per via della famosa moquette di cui loro vanno pazzi. Non vale lo stesso per le città, molto più pulite di quelle italiane, ben organizzate e molto più sicure.

A Dublino però, ho notato più noncuranza da parte dei barman e camerieri sulla pulizia dei locali e dei prodotti. In poche parole, le stesse mani che toccavano i soldi toccavano anche il lime nel vostro cocktail e il piatto della vostra cena. Non venivano lavate, anzi era la normalità.

Diciamo non il massimo.

Queste sono le differenze principali che mi sono venute in mente. Mi sono soffermata su quelle di cui non si legge mai nei blog per essere “verità più scomode”, mentre di quelle positive è pieno il web e sono facilmente reperibili da tutti.

Vi saluto e spero che questo articolo vi abbia aperto di più la mente sui pregi e difetti di queste meravigliose città.

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#musthave2019: Autumn edition 🍂

#musthave2019: Autumn edition 🍂

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